Governance & Privacy30 luglio 20265 min di lettura

L'AI che sorveglia l'umore in ufficio: come cambia il controllo dei dipendenti

Software capaci di leggere espressioni, tono della voce e testi stanno entrando nei luoghi di lavoro. Dalla misurazione della produttività al monitoraggio degli stati emotivi si apre un fronte su privacy e dignità.

Una nuova generazione di strumenti promette di misurare non più soltanto cosa fanno i dipendenti ma come si sentono mentre lo fanno. Analisi delle espressioni facciali in videoconferenza, valutazione del tono della voce nelle chiamate, classificazione del sentiment nelle comunicazioni scritte interne.

Le motivazioni con cui vengono proposti sono quasi sempre positive: individuare precocemente situazioni di burnout, misurare il clima aziendale, intervenire sui team in difficoltà. Il problema è che lo stesso identico sistema, senza modifiche tecniche, produce un profilo emotivo continuo di ciascuna persona, utilizzabile per finalità molto diverse da quelle dichiarate.

Sul piano normativo europeo la posizione è più netta di quanto molti fornitori lascino intendere. L'AI Act vieta i sistemi di riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro salvo eccezioni ristrette legate a ragioni mediche o di sicurezza. In Italia si aggiungono i vincoli dello Statuto dei lavoratori sui controlli a distanza e l'intero impianto GDPR sui dati che rivelano stati psicologici.

C'è poi una questione di validità scientifica che precede quella giuridica. L'inferenza degli stati emotivi da espressioni facciali e tono vocale è contestata da una parte consistente della ricerca psicologica: le espressioni variano per cultura, contesto e individuo in modo che rende la classificazione automatica molto meno affidabile di come viene commercializzata.

Il risultato peggiore possibile è un sistema che sbaglia sistematicamente e viene usato lo stesso per decisioni che riguardano le persone. Prima di valutare la conformità normativa di uno strumento del genere, conviene chiedere al fornitore le evidenze indipendenti della sua accuratezza. Spesso la conversazione finisce lì.

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