Il mercato dei data center a basso impatto ambientale è proiettato verso i 155,75 miliardi di dollari, trainato da una convergenza che fino a poco tempo fa non era scontata: l'efficienza energetica ha smesso di essere principalmente una questione reputazionale ed è diventata una questione di sostenibilità economica.
Il motore è la densità dei carichi AI. Quando un singolo rack consuma quanto un piccolo edificio, ogni punto percentuale di efficienza sul raffreddamento si traduce in cifre significative sul conto energetico annuale. Il raffreddamento a liquido, a lungo considerato una soluzione di nicchia per il calcolo scientifico, sta diventando la configurazione predefinita nelle nuove realizzazioni.
Sul fronte dell'approvvigionamento crescono i contratti di acquisto diretto di energia rinnovabile, gli impianti fotovoltaici dedicati e i sistemi di accumulo che consentono di gestire i picchi senza gravare sulla rete. Alcuni operatori stanno progettando strutture capaci di comportarsi come attori attivi del sistema elettrico, non solo come consumatori.
I freni sono noti e non dipendono dagli operatori. La capacità delle reti di trasmissione, i tempi autorizzativi, il costo dell'energia in alcune aree europee e la semplice disponibilità fisica di potenza in prossimità dei bacini di domanda. Sono vincoli infrastrutturali di sistema, non problemi che si risolvono con investimenti privati.
Per l'Italia questa è insieme una difficoltà e un'opportunità. La difficoltà è il costo dell'energia; l'opportunità è che fotovoltaico, agrivoltaico e accumuli hanno margini di sviluppo significativi, e che una collocazione dei data center pensata in funzione della disponibilità di rinnovabili può trasformare un vincolo in un elemento di posizionamento competitivo.