Nel vocabolario di chi osserva l'adozione dell'AI nelle organizzazioni sono comparsi termini nuovi e poco lusinghieri. Workslop indica il materiale prodotto con l'AI che ha tutte le caratteristiche formali di un lavoro compiuto e nessuna sostanza. Thinkslop estende il concetto al ragionamento: analisi che sembrano solide, seguono una struttura argomentativa corretta e non contengono pensiero originale.
Il meccanismo è insidioso perché l'output di partenza è quasi sempre discreto. Un documento generato in trenta secondi è già a un livello che prima richiedeva un'ora, e questo genera una tentazione ragionevole: fermarsi lì. Il problema è che il valore di quel lavoro stava spesso proprio nel percorso che ora viene saltato.
Chi scrive un'analisi la capisce mentre la scrive. Chi la fa scrivere ottiene il documento senza la comprensione. Nella singola occasione la differenza può non emergere; su base ripetuta produce professionisti che dispongono di output che non saprebbero difendere in una discussione approfondita.
La seconda conseguenza riguarda le competenze. Le capacità di analisi si mantengono esercitandole. Un'organizzazione che delega sistematicamente all'AI le attività cognitive intermedie (sintesi, strutturazione, prima stesura) nel giro di alcuni anni potrebbe scoprire di avere persone meno capaci di svolgerle autonomamente quando serve.
Non è un argomento contro l'uso dell'AI, è un argomento su dove metterla. Funziona benissimo dove il valore sta nell'esito: recuperare informazioni, riformattare, tradurre, verificare, generare varianti. Va usata con più cautela dove il valore sta nel processo, cioè dove il punto non è avere il documento ma aver pensato al problema.